I villaggi

Nel corso dell’età del bronzo (2300-960 a.C.), in tutta l’Europa le comunità smisero progressivamente di spostarsi, finendo per stabilizzarsi in un numero crescente di villaggi, sempre più popolosi.

Tra Basilicata e Calabria settentrionale gli autori classici ricordano la presenza degli Enotri, popolo che, a partire dal 1700 a.C. (età del Bronzo medio), scelsero spesso di fondare i loro villaggi di capanne con pareti di argilla e tetti di paglia su alture difese da ripidi versanti. Si trattava di vere e proprie roccaforti militari, difese da mura e fossati, necessari per garantire una maggiore protezione agli abitanti e loro beni, altrimenti troppo esposti al pericolo di razzie.

In più, le comunità iniziarono a sfruttare nuove risorse naturali, quali gli alberi da frutto e l’ulivo,  migliorando contestualmente i modi di produzione e allevamento già in uso.

Ogni insediamento riuniva insieme più gruppi di parentela, da cui emersero presto alcune famiglie dominanti che finirono per costituire l’aristocrazia del villaggio. Questo ceto eminente a sua volta intrattenne spesso stretti rapporti con i navigatori micenei che facevano rotta verso le coste ioniche, scambiando merci, idee e forse anche persone.

I villaggi più “forti” rimasero in vita fino alla fine della prima età del ferro (960-720 a.C.), gestendo in modo stabile il territorio mediante una rete di siti di produzione e mantenendo tra loro, seppur in un clima di tensione latente, legami religiosi o politici più vasti come attesta la comune cultura materiale.

All’arrivo dei Greci, però, la stirpe di Enotro non seppe superare le divisioni interne per riunirsi, come fecero i “proto” Etruschi, in grandi centri capaci di fare fronte a nemici molto meglio organizzati. E così gli Enotri, nonostante le loro roccaforti, finirono per essere sottomessi e quindi velocemente assorbiti dalla colonizzazione greca.

Gli usi funerari

Nella prima età del Ferro (960-720 a.C.), gli Enotri abbandonarono quasi del tutto il rituale della cremazione in uso nei secoli precedenti e cominciarono a seppellire i loro defunti entro fosse, posti rannicchiati sul fianco o distesi, probabilmente protetti da una cassa lignea e forse anche avvolti in sudario.  Le fosse delle tombe, di forma rettangolare, presentano in molti casi un fondo e un rivestimento in ciottoli, con copertura realizzata pure in pietre e ciottoli a formare un piccolo tumulo.

Nelle necropoli, le tombe si trovano raggruppate per nuclei corrispondenti ai rami di parentela tra le grandi famiglie estese che componevano la comunità del villaggio. In termini di disposizione delle sepolture, spesso i maschi adulti formano gruppi distinti da quelli delle femmine e dei bambini.

Gli Enotri seppellivano i defunti con oggetti personali di metallo più o meno pregiato, indossati sul vestito funebre o deposti vicino al corpo; vicino alla testa o ai piedi deponevano inoltre sia vasi di ceramica depurata con decorazioni geometriche dipinte, sia vasi di argilla d’impasto scuro, talvolta decorati con motivi lineari incisi.

Gli oggetti più di frequente associati agli uomini erano le armi (spada o lancia), gli strumenti da lavoro (coltello, ascia, falcetto) o per la cura personale (rasoio), e le fibule (spille) con arco serpeggiante che fermavano le vesti e il mantello.

Per le donne, si abbondava con gli ornamenti di bronzo e di ferro: numerose le fibbie di diversa forma e dimensioni, utilizzate come fermagli e spille per le vesti; molto diffusi erano anche fermatrecce a spirale, cinturoni di lamina, braccialetti, anelli, orecchini, pendagli di vari tipi agganciati alla cintura, collane con vaghi in ambra o in pasta vitrea colorata. Caratteristici dei corredi femminili sono inoltre gli oggetti per filare e tessere, come le fuseruole e i pesi da telaio di terracotta.