Nel 1975, l’archeologo Piero Giovanni Guzzo pubblicava un gruppo di materiali provenienti dallo scavo di una necropoli della prima età del ferro in località Castiglione, nel territorio del comune di Paludi. Lo scavo, condotto da Giuseppe Procopio tra il 1949 e il 1956 sulle pendici dell’altura che domina il corso del torrente Cosèrie, condusse all’individuazione in zona “Piana Agretto” di circa 40 tombe del tipo a fossa, delimitata da lastre di pietra, all’interno delle quali erano deposti i defunti con il loro corredo.

Tuttavia, a dispetto dell’importanza del rinvenimento, la scarsità delle annotazioni di scavo e la generica raccolta degli elementi di corredo per “gruppi tombali” non hanno mai permesso la analisi approfondita che la necropoli meriterebbe, essendo peraltro l’unica in Sibaritide, finora, a presentare continuità di utilizzo tra le due fasi in cui si divide la prima età del ferro (IFe 1A –I Fe 2A, circa 960-800 circa a.C.).

Tra i reperti metallici, i monili sono perlopiù di bronzo e le armi e gli utensili di ferro; nell’ambito delle fibule (spille decorate che servivano a unire i lembi delle vesti), notevole e la varietà dei tipi, tra cui compaiono le caratteristiche fibbie ad arco scudato e a quattro spirali. Ma soprattutto a Piana Agretto, molto più che altrove, è ben rappresentata la foggia serpeggiante con spillone diritto e staffa di tipo “a canale” o a spirale, tanto da essere denominata dagli specialisti proprio fibula tipo Castiglione di Paludi.

Tra i materiali ceramici si sottolineano da una parte il ricorrente uso della decorazione “a pettine”, cioè a fasci di linee parallele incisi sull’argilla con uno strumento a più denti, e dall’altra l’assenza di vasi con decorazione dipinta nello stile detto “enotrio-geometrico”, per contro largamente attestato in coevi centri vicini come Broglio di Trebisacce, Timpone Motta di Francavilla e Torre Mordillo.