Il sito archeologico di Castiglione di Paludi occupa un’altura articolata in due aree, in buona parte pianeggianti, per un totale di circa 40 ettari, collegate da una sella centrale. Il Pianoro Nord (quota massima 296 metri s.l.m) si affaccia sulla costa, il Pianoro Sud (334 m s.l.m.) si protende in direzione del paese di Paludi e dell’entroterra montuoso.

L’altura, per effetto dell’erosione dei corsi d’acqua, ha assunto nel tempo una posizione isolata rispetto alle vicine colline, quindi naturalmente difesa su molti versanti da alti dirupi. Il versante verso il fiume Coserie controllava strategicamente le vie di penetrazione dalla costa (distante 7 km) verso l’interno.

L’antico sito di Castiglione rappresentò probabilmente una tappa per la transumanza del bestiame, per l’approvvigionamento di legname e forse anche della famosa pece brettia, raccolta proprio nei vicini boschi della Sila.

Il sito fu frequentato a lungo, dal IX al III sec. a.C. La fase più antica è documentata da una necropoli enotria (IX-VIII sec. a.C.), con sepolture a inumazione in fosse coperte con cumuli di pietrame, rinvenuta sulla vicina Piana Agretto.

Consistenti sono i resti di età ellenistica: al IV-III sec a.C. si data l’abitato fortificato dalla imponente cinta muraria. Sull’identità del popolo che fondò e abitò questa città, di cui si ignora il nome antico, gli studiosi non sono ancora concordi: secondo i più, a vivere a Castiglione furono i Brettii, l’ethnos italico che nel 356 a.C. si costituì in confederazione indipendente con capitale (metropolis) Cosentia (Cosenza). A giudizio di altri, la tecnica di costruzione delle mura e la regolarità geometrica dell’impianto urbano sono indizi di un’origine greca della città.

Per certo, l’abitato di Castiglione fu abbandonato intorno alla fine del III sec. a.C., dopo l’epilogo della Seconda Guerra Punica e la conseguente conquista romana della regione.