Il “teatro” (fine IV-inizi III sec. a.C.) è articolato in tre settori, con un dislivello massimo di 10 m. La cavea (koilon, in greco) è semicircolare, con diametro di 41 m, coronata da un ampio terrazzo sommitale in leggero pendio, forse per posti in piedi, chiuso da un imponente muro di fondo (analemma) ad andamento curvilineo e contrafforti esterni, nella cui metà orientale si apriva un ingresso. E visto da questa altezza, per un effetto di prospettiva, il “teatro” appare molto più alto di quanto non sembri se osservato dal piano dell’”orchestra”.

Nel settore mediano, come sedute non erano previste vere e proprie gradinate di dimensioni e andamento perfettamente curvilineo, bensì una serie di discontinui gradoni, ricavati regolarizzando le ripide balze della roccia.

Un corridoio anulare separa il settore di mezzo da quello inferiore, quasi in piano, dove le gradinate sono costruite con blocchi di pietra; la prima fila dei posti a sedere (prohedria) è la più curata, essendo ciascun sedile formato da tre lastroni di pietra: pedana, seduta e schienale.

L’”orchestra”, di forma semicircolare, ha un diametro di 12,12 m, compreso il canale di scolo delle acque piovane (euripos), coperto con lastre. Per quanto ne rimane oggi, l’edificio sembra essere stato privo della scena, cioè della struttura, di solito in muratura, che ospitava il palco e la quinta alle sue spalle. Possibili, quindi, alcune ipotesi: il palcoscenico era di legno e quindi non si è conservato; il “teatro” è un’opera lasciata incompiuta; la sua funzione non prevedeva o non rendeva indispensabile la presenza di un palcoscenico. Se fosse vera quest’ultima ipotesi, si tratterebbe di un edificio utilizzato principalmente per assemblee pubbliche (ekklesiasterion) e in secondo luogo per rappresentazioni teatrali.

A una tarda fase di occupazione della città potrebbero infine risalire il “ninfeo” e il “sacello” scavati nel corpo roccioso del teatro (lato ovest), altrimenti interpretabili come fronti di cava a cielo aperto.